FrancisFrancis! X1: una macchina per il caffè da sogno

Correva l'anno 1994...

Erano nate da poco le illy collection e frequentavo il mondo degli artisti nel pieno di un incredibile fermento di idee e progetti.

Le tazzine d’artista erano state il mio primo esperimento per regalare emozioni positive ai nostri consumatori usando immagini simpatiche e gradevoli. Loro ci ringraziavano volendole avere anche in casa, collezionandole. A volte rubandole, come la signora che uscì dal bar con il caffè che le colava dalla borsetta perché nella tensione aveva dimenticato di berlo.

Sentivo la potenza evocativa, la capacità di creare emozioni, anche inconsce, delle cose belle che ci circondano e già sognavo di trasferire queste piacevoli esperienza in una macchina da caffè per la casa.

Un giorno presentammo le nostre tazzine a Barcellona nel bel mezzo del Mare Magnum con una installazione creata dal mio amico architetto Luca Trazzi. In quell’occasione gli raccontai del mio sogno: volevo una macchina bellissima, che ti facesse sorridere, che chiunque potesse avere del colore che preferiva, una macchina, insomma, che stesse simpatica alla gente. Alla tecnologia c’avremmo pensato in illy: sapevamo come fare il caffè più buono anche per la casa.

Dormivamo all’hotel Arts, nei piani più alti, e da lì vedevamo perfettamente tutte le costruzioni di quella Barcellona rinnovata dai Giochi Olimpici di pochi anni prima: era una meraviglia di architetture nuove e a volte pazze che ci pervadeva di quell’ottimismo e di quell’entusiasmo tipici delle grandi città che si stanno trasformando e rinnovando. Momenti magici che avevo già vissuto a New York e a Parigi in cui l’energia della città ti entra sotto la pelle e non si sa come ti porta a creare cose nuove. E questa energia c’era saltata addosso, sia a Luca che a me.

 

Nasce la X1, icona di design

Un lunedì andammo alla Magic, una fabbrica di macchine da caffè domestiche con cui lavoravo, e mi divertii a vedere Luca, che non parlava una parola di spagnolo, intendersi a gesti con Joachim, che non parlava una parola di italiano. S’intendevano perfettamente. Luca disegnava con le dita una curva nell’aria e Joachim annuiva:

Certo che si può fare!

Quella curva nell’aria, quell’ellisse ideale, era la forma della X1!

Il primo prototipo aveva il frontalino in legno scuro! Era bellissima. E sembrava che ti sorridesse. Più la guardavi, più ti sorrideva.

La prima serie fu un successo enorme: tutte queste X1 dai colori sgargianti nella prima fiera che facemmo a Francoforte divennero il richiamo per centinaia di visitatori e nel giro di pochi mesi gli importatori di prodotti di design di molti paesi, dal Giappone all’Australia, dagli USA all’Austria iniziarono a venderla.

La X1 piaceva a tutti! Un giorno la vedevamo su un giornale di moda, poi in uno spot pubblicitario della Visa in USA, poi in diversi film, dall’Uomo Ragno ad Angelina&Brad MR. & MRS. SMITH… insomma faceva il giro del mondo da sola.

E quando guardammo la rassegna stampa che aveva prodotto nel 1998 ci rendemmo conto che era diventata l’elettrodomestico più pubblicato della storia. Ma la più bella definizione gliela diede Wired, che la chiamò retro-futuristic.

 

Cosa dicono i clienti

Ma ciò che più mi piace è sentire clienti che ce l’hanno ormai da più di diec’anni venirmi a raccontare come al mattino, ogni volta che la vedono, hanno la sensazione che gli sorrida e sentono spuntare un sorriso sulle loro stesse labbra. Perché è semplicemente simpatica.

Continuando a realizzare il nostro sogno l’abbiamo fatta in tantissime varianti: un sacco di colori diversi, in oro laminato, in ottone cromato, in acciaio inox, persino in titanio e ancora oggi bevo il mio caffè a casa dalla mia X1 in titanio, leggera e calda come nessun altro metallo può essere.

Ed abbiamo continuato ad amarla, come decine di migliaia di persone che continuano ad amare il suo sorriso.